Amt, le Rsa chiedono trasparenza sul piano di salvataggio: «Pronte alla mobilitazione se i salari saranno toccati»

Dopo l’assemblea dei soci, le rappresentanze sindacali aziendali sospendono il giudizio sul piano industriale, secretato dal tribunale, e pretendono un confronto vero sulle misure di efficientamento. Dal Comune 15 milioni per il 2026 e il conferimento del deposito della metro, mentre viene confermato il licenziamento dell’ex presidente Gavuglio


Giornata ad alta tensione in casa Amt. Dopo l’assemblea dei soci che ha dato il via libera al percorso di risanamento dell’azienda, le Rsa diffondono una nota in cui, da un lato, prendono atto degli impegni economici assunti dal socio di maggioranza, dall’altro denunciano la totale mancanza di informazioni di dettaglio sul piano industriale e avvertono: senza un vero confronto, i lavoratori sono pronti alla mobilitazione.

La mattinata si era aperta con una riunione chiesta dall’azienda per illustrare alle organizzazioni sindacali i contenuti del piano. Un incontro durato poco, spiegano le Rsa, perché subito dopo era in programma l’assemblea dei soci, convocata per le 14. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 18, i sindacati sono stati richiamati a Tursi per un nuovo aggiornamento.
In quella sede, raccontano le sigle, è stato comunicato che i soci hanno “validato” i numeri presentati dal management, in attesa dell’approvazione formale del piano, e che il Comune di Genova – tramite una delibera di giunta approvata oggi – ha deciso di destinare 15 milioni di euro nel 2026 a sostegno del risanamento, oltre ad avviare l’iter per il conferimento ad Amt del deposito della metropolitana di via Adua, oggi di proprietà comunale.
Si tratta di un tassello in più nel pacchetto di risorse che Palazzo Tursi ha messo sul tavolo: allo stanziamento straordinario di novembre si affiancano infatti il contributo ordinario per il servizio e i fondi destinati alla vigilanza delle corsie riservate. L’obiettivo dichiarato è mettere in sicurezza i conti e mantenere pubblico il trasporto locale, ma per i sindacati il modo in cui si sta procedendo lascia aperti molti interrogativi.
Il punto più contestato è il totale riserbo sul piano industriale. Alle Rsa è stato spiegato che il documento è stato dichiarato riservato dal tribunale nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi e che, fino alla conclusione di questo passaggio, non potrà essere divulgato nella sua interezza.
Una motivazione che le organizzazioni sindacali non contestano sul piano formale, ma che non le convince sul piano del metodo. Nella nota chiedono che, subito dopo il passaggio in tribunale previsto per venerdì 28, l’azienda li convochi di nuovo per illustrare almeno le parti del piano che riguardano l’efficientamento del servizio, con una garanzia chiara: nessuna misura dovrà scaricarsi su salari, diritti contrattuali e condizioni di lavoro del personale.
Fino ad allora, i rappresentanti dei lavoratori dichiarano di sospendere ogni giudizio sulle misure previste, proprio perché «non note» nel dettaglio. Nel frattempo si impegnano a informare tempestivamente tutto il personale sugli sviluppi, ma mettono in guardia il vertice aziendale: il “senso di responsabilità” mostrato finora – scioperi congelati e disponibilità al confronto – non va interpretato come debolezza, bensì come volontà di trovare soluzioni condivise. Se invece dovessero emergere tagli unilaterali o scelte calate dall’alto, le Rsa preannunciano che «non resterà altra strada che chiamare le lavoratrici e i lavoratori alla mobilitazione».
Sul fondo della crisi pesa anche il terremoto ai vertici della società. Proprio oggi è arrivata la lettera con cui l’attuale presidente Federico Berruti ha formalizzato il licenziamento per giusta causa di Ilaria Gavuglio, già presidente e poi direttrice generale di Amt. La decisione, preceduta due settimane fa dalla sospensione cautelare per motivi disciplinari, parla di un rapporto di fiducia con la società «irrimediabilmente compromesso» e mette nero su bianco la rottura definitiva con la precedente gestione.
In questo quadro, il confronto tra azienda, soci pubblici e sindacati diventa decisivo per il futuro del trasporto pubblico genovese: da un lato la necessità di riportare in equilibrio i conti, dall’altro la richiesta, forte, di tutelare chi ogni giorno autobus, metro e impianti li fa funzionare.
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